Così, tanto per non dimenticare, Argocinema rispolvera qualche vecchia
recensione.
Cominciamo dai film da non rivedere per nessun motivo.I casi sono due: o gli adolescenti italiani sono una massa di beceri ignoranti drogati dalla televisione e dalle tecnologie, o è il cinema italiano a ritenerli tali, crogiolandosi nel finto tratteggio di caratteri psicologici in realtà banali, quando non esplicitamente stupidi. La risposta esatta è probabilmente la prima, sugerita anche dal fatto che l’arte è sempre specchio della società. Parlare, però, di “arte” con riferimento ad Amore 14 è una bestemmia
L’ultimo lavoro di Federico
Moccia è infatti una carrellata di luoghi comuni sui quattordicenni e sul loro
mondo che, tirata su con l’impalcatura della storia d’amore (precisiamo che
anche il termine amore è
assolutamente esagerato per il tema trattato), dipinge un quadro disarmante e
aggravato dal consenso e dal successo riscossi tra i giovani. Carolina, detta
Caro (Beatrice Flammini), vive la sua vita circondata dalle amiche del cuore
Alis e Clod, e da una famiglia dove, oltre i nonni, l’unico a capirla è il
fratello da lei ribattezzato Rusty James (Raniero Monaco di Lapio), spirito
libero e sognatore che ha abbandonato medicina per darsi alla scrittura. È in
questo contesto che tra le rivalità con le compagne di scuola, i primi baci e i
sotterfugi per costruire fuori casa un’identità diversa da quella che conoscono
i genitori, Caro incontra Massi (Giuseppe Maggio) in libreria, innamorandosi
perdutamente di lui. Il film procede quindi nel racconto della ricerca del
ragazzo, di cui la protagonista ha perso il numero di cellulare, fino ad
arrivare a un nuovo incontro con il quale Caro potrà coronare il suo sogno
sentimentale. Ovviamente la storia non durerà e Massi la tradirà con la sua
migliore amica.
Una storia banale, un finale
scontato ed una totale assenza di perizia tecnica, fanno di Amore 14 probabilmente il peggiore film
del filone Moccia; arriva a farci rimpiangere Scusa ma ti chiamo amore, per non parlare dei veri film di genere
da Come te nessuno mai a Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Il
cast non spicca, probabilmente per i troppi paletti imposti da una
sceneggiatura di infimo livello che oltre a riuscire nell’impresa di far
sfigurare persino una professionista come Pamela Villoresi (assente sul grande
schermo dal 2002), lascia emergere i tratti di un lavoro ormai privo di idee e
di spunti ma interamente votato al guadagno.
(recensione del 24 novembre 2009)

Nessun commento:
Posta un commento