mercoledì 29 maggio 2013

Da non rivedere #1: Amore 14


 
Così, tanto per non dimenticare, Argocinema rispolvera qualche vecchia recensione.
Cominciamo dai film da non rivedere per nessun motivo.

 

I casi sono due: o gli adolescenti italiani sono una massa di beceri ignoranti drogati dalla televisione e dalle tecnologie, o è il cinema italiano a ritenerli tali, crogiolandosi nel finto tratteggio di caratteri psicologici in realtà banali, quando non esplicitamente stupidi. La risposta esatta è probabilmente la prima, sugerita anche dal fatto che l’arte è sempre specchio della società. Parlare, però, di “arte” con riferimento ad Amore 14 è una bestemmia

L’ultimo lavoro di Federico Moccia è infatti una carrellata di luoghi comuni sui quattordicenni e sul loro mondo che, tirata su con l’impalcatura della storia d’amore (precisiamo che anche il termine amore è assolutamente esagerato per il tema trattato), dipinge un quadro disarmante e aggravato dal consenso e dal successo riscossi tra i giovani. Carolina, detta Caro (Beatrice Flammini), vive la sua vita circondata dalle amiche del cuore Alis e Clod, e da una famiglia dove, oltre i nonni, l’unico a capirla è il fratello da lei ribattezzato Rusty James (Raniero Monaco di Lapio), spirito libero e sognatore che ha abbandonato medicina per darsi alla scrittura. È in questo contesto che tra le rivalità con le compagne di scuola, i primi baci e i sotterfugi per costruire fuori casa un’identità diversa da quella che conoscono i genitori, Caro incontra Massi (Giuseppe Maggio) in libreria, innamorandosi perdutamente di lui. Il film procede quindi nel racconto della ricerca del ragazzo, di cui la protagonista ha perso il numero di cellulare, fino ad arrivare a un nuovo incontro con il quale Caro potrà coronare il suo sogno sentimentale. Ovviamente la storia non durerà e Massi la tradirà con la sua migliore amica.

Una storia banale, un finale scontato ed una totale assenza di perizia tecnica, fanno di Amore 14 probabilmente il peggiore film del filone Moccia; arriva a farci rimpiangere Scusa ma ti chiamo amore, per non parlare dei veri film di genere da Come te nessuno mai a Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Il cast non spicca, probabilmente per i troppi paletti imposti da una sceneggiatura di infimo livello che oltre a riuscire nell’impresa di far sfigurare persino una professionista come Pamela Villoresi (assente sul grande schermo dal 2002), lascia emergere i tratti di un lavoro ormai privo di idee e di spunti ma interamente votato al guadagno.

 
(recensione del 24 novembre 2009)
 

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